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Il governo d’Italia e la tutela del giovane imperatore [Valentiniano] spettavano naturalmente a sua madre Giustina, donna bella e intelligente, ma che in mezzo a un popolo ortodosso aveva la disgrazia di professare l’eresia ariana, che cercava di istillare nell’animo del figlio. Giustina era persuasa che un imperatore romano potesse pretendere nei suoi domini l’esercizio pubblico della propria religione e propose all’arcivescovo, come una moderata e ragionevole concessione, che le lasciasse l’uso di una sola chiesa, nella città, o nei sobborghi di Milano; ma la condotta di Ambrogio era regolata da principî molto diversi. I palazzi della terra potevano bensí appartenere a Cesare, ma le chiese erano case di Dio; e dentro i confini della sua diocesi egli solo, come legittimo successore degli apostoli, era il ministro di Dio.End quote.

Edward Gibbon, Storia della decadenza e caduta dell’impero romano, trad. di G. Frizzi, Einaudi, Torino 1987, vol. II, pp. 993-994