L’enumerazione delle cose del mondo si estende per tutto il corso dell’opera. A prima vista è un’enumerazione piatta: variata dallo slittamento da un’immagine all’altra (un’enciclopedia non è un oggetto metafisico). Tuttavia questa enumerazione produce, in Steinberg, un effetto secondo: quello di un luogo ingombro di oggetti eterocliti in mezzo ai quali non ci si ritrova. E questa è la definizione stessa del Labirinto. In effetti Steinberg ha disegnato la Galleria di Milano come un labirinto, l’accumulo e l’estensione di funzioni multiple, un piccolo universo autarchico. È proprio il malessere incessantemente espresso da Steinberg: il mondo è autosufficiente, il mondo non ha bisogno di me: «All except you».
—Da Roland Barthes, Saul Steinberg, All except you, Paris, Repèr Editions d’Art-Galèrie Maeght 1983