Quote:

È raro infatti che il regista parli della propria infanzia, ed è praticamente impossibile che ne parli con un giornalista. Eppure Truffaut è “partito” come uno dei registi più autobiografici del momento con i «Quattrocento colpi» affidando al piccolo delinquente Jean Pierre Léaud il ruolo di «alter ego». La sua ritrosia che qualche milanese di quelli «che contano» ebbe modo di riscontrare quando Truffaut fu ospite dell’editore Ricci (in quell’occasione Truffaut mise molti in imbarazzo con la sua riservatezza durante un party in uno studio di via Bigli) affonda le radici in un’infanzia dura, solitaria e desolata.End quote.

Un’infanzia prolungata di Roberto Serafin, in François Truffaut gli amori rubati, a cura dell’Associazione italiana amici cinema d’essai, Quaderno 3, dicembre 1973, p. 12