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Cronache di Pastrufazio

Pastrufazio si trova a Milano. Vista con gli occhi del Gadda della «Cognizione del dolore». L'unico sguardo possibile per la mia città, «una brutta e mal combinata città». Ma pur sempre l'unica, in questa scempia nazione, in cui a qualcuno può venire in testa di «tradurre il caos in sistemi».

ascoltincuffia:

POST IMAGE invite JOHN GREAVES - Smile

(Fonte: youtube.com)

Il sogno ricorrente

Mi capita spesso un sogno ricorrente, sempre diverso nella sua scenografia. Mi aggiro, incalzato da non so quale urgenza, nelle strade coloratissime di una Pastrufazio familiare. In genere sono i quartieri della mia infanzia, o dove ho passeggiato con i miei genitori. Ad ogni svoltare di strada, però, intravedo in fondo alle prospettive i luoghi delle mie vacanze. Sono montagne, qualche spiaggia, alcuni alberi delle ville dei paesi meridionali di mia madre e mia moglie. Il sogno raccoglie insieme questi luoghi, li mescola con un intento che non comprendo; li giustappone come in una veduta incongrua, simile a certe riproduzioni passate, di cose altrettanto incongrue. Vuole sintetizzare le mille esperienze che questi luoghi hanno consentito, o impedito, alla mia esistenza. Il mio stato d’animo non è sereno, ma neppure risentito, è come se fosse incompleto. Mi sveglio, ma non trovo modo di completarlo.

«Al tempo che la vita era inesplosa»… parole indicazione… è il rammentare che tutto ha conseguenze, tutto dovrebbe essere come una ricerca responsabile di conseguenze. È la parola responsabile non elimina di certo il dubbio e il tormento.

Roberto Rebora, «Al tempo che la vita era inesplosa. Ricordo di Clemente Rebora», Libri Scheiwiller, Milano 1986, p. 14-15.

L’anticipazione della postfazione di Jean Bastaire al «Portico del mistero della seconda virtù» di Charles Peguy. Il libro è curato da Giuliano Vigini: € 14,50.

L’anticipazione della postfazione di Jean Bastaire al «Portico del mistero della seconda virtù» di Charles Peguy. Il libro è curato da Giuliano Vigini: € 14,50.

La recensione di «Un’estate con Montaigne» di Antoine Compagnon, pubblicata su «Avvenire» di domenica scorsa, 27 luglio.

La recensione di «Un’estate con Montaigne» di Antoine Compagnon, pubblicata su «Avvenire» di domenica scorsa, 27 luglio.

Ricordo le mani di mio padre, sicure e calde, che stringevano le mie, piccole. Aumentava la stretta fino alla soglia di quell’atteso dolore. «Ma io non sento niente», mi diceva stringendole ancora un poco. Poi mi lasciava andare e per un po’ continuavo a percepire quella pressione affettuosa sulle articolazioni della mia mano. Non la sentirò mai più.
Ancora cerco di dirmi, come san Paolo a Filemone, che forse «per questo fu separato da te per un’ora, affinché tu lo riavessi per l’eternità»… e possa risentire la pressione delle sue mani sulle mie.

A due anni dalla morte di mio papà Emilio.

Di certi vecchi che vecchi non sono

Hanno pochi anni più di me. Mi accorgo di loro sul tram o in metropolitana perché se parlano mostrano i denti cariati e le gengive arrossate dall’infiammazione perenne nella quale vivono. So chi sono, perché qualcuno abitava nel mio quartiere, al Sansiretto. Ora non si vedono più, sono immersi nell’oblio nel quale avevano cercato di immergersi già da allora. Non mancano di dignità. Non puzzano e le tele di jeans con le quali si vestono sono lise ma pulite. Si capisce che hanno smesso la siringa da tanto, e anche se i buchi nel braccio non si vedono più, la mancanza di forza, quell’essere flaccidi senza grasso, è il segno del tempo. Parlano alla vecchina di fianco come avrebbero dovuto parlare alla loro madre, ora che non possono più farlo.

Ciò che rappresenta per il nostro destino personale l’eternità dell’aver-vissuto nessuno può dirlo e nessuno ne ha la benché minima idea; quanto agli uomini informati che pretendono di rispondere alla domanda che cosa?, non sono altro, come sappiamo, che ciarlatani. La morte, infatti, non è un indovinello né un enigma. […] è proprio in questo che la morte è un mistero. Questo mistero è il mistero del nostro tutti-i-giorni, il mistero di uno sguardo amico o di un sorriso grave, di un singhiozzo represso o di una connivenza furtiva, il mistero delle cose familiari e benevole che ci accompagnano dalla culla alla tomba.

In ricordo di Valter Binaghi a un anno dalla sua scomparsa: Vladimir Jankélévitch, La morte, 2009, pp. 462.

Su Michel de Certeau e uno studio recente di Diana Napoli a lui dedicato. Appare sull’edizione odierna di «Avvenire»

Su Michel de Certeau e uno studio recente di Diana Napoli a lui dedicato. Appare sull’edizione odierna di «Avvenire»

Sul cardinale Bessarione, ieri nelle pagine di «Avvenire».

Sul cardinale Bessarione, ieri nelle pagine di «Avvenire».