Dai… oggi si ciancia…
Da quando è stata nominata ministro, molto opportunamente, la signora Cecile Kyenge si leggono bei florilegi di antirazzismo un tanto a buon mercato. Ovvia la questione dell’altro. Ma di quale altro stiamo parlando? Dello stesso altro dell’altra signora, ora, molto opportunamente presidente della Camera, Laura Boldrini? E dal momento che ho per le mani un tale Jacques Lacan mi diverte una sua cattivissima strigliata ai suoi amici analisti. La riporto nella traduzione di Giacomo Contri Il seminario. Libro I. Gli scritti tecnici di Freud 1953-1954, p. 61, «L’io e l’altro»; si tratta solo di sostituire in modo appropriato «tecnica analitica» e «trattamento analitico»:
Il problema è sempre quello di sapere a quale livello si produce l’agganciamento dell’altro. Bisogna essere stati proprio corbellati da un certo modo di teorizzare, di dogmatizzare e irreggimentarsi nella tecnica analitica perché un bel giorno ci siano venuti a dire che una delle condizioni preliminari del trattamento analitico, era che cosa? che il soggetto avesse una certa cognizione dell’altro come tale. Ma certo, bella forza! Si tratta però di sapere a quale livello quest’altro è colto e come, in quale funzione, in quale cerchio della sua soggettività, a quale distanza quest’altro è.
Cogliere l’altro a un certo livello della sua soggettività… dopo averne una certa cognizione. C’è evidente, nelle ciance, un che di liquidatorio e frettoloso quanto alla cognizione dell’altro. Il paradosso è che nel rifiuto dell’altro c’è maggiore cognizione di quanto oggi è richiesto in chi dovrebbe accoglierlo. Quando la signora Kyenge, con intelligenza e acume, dichiara sono nera non di colore, rende chiarissimo il deficit reale di cognizione dell’altro che le ciance di oggi ci dicono.




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