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Cronache di Pastrufazio

Pastrufazio si trova a Milano. Vista con gli occhi del Gadda della «Cognizione del dolore». L'unico sguardo possibile per la mia città, «una brutta e mal combinata città». Ma pur sempre l'unica, in questa scempia nazione, in cui a qualcuno può venire in testa di «tradurre il caos in sistemi».

Ricordo le mani di mio padre, sicure e calde, che stringevano le mie, piccole. Aumentava la stretta fino alla soglia di quell’atteso dolore. «Ma io non sento niente», mi diceva stringendole ancora un poco. Poi mi lasciava andare e per un po’ continuavo a percepire quella pressione affettuosa sulle articolazioni della mia mano. Non la sentirò mai più.
Ancora cerco di dirmi, come san Paolo a Filemone, che forse «per questo fu separato da te per un’ora, affinché tu lo riavessi per l’eternità»… e possa risentire la pressione delle sue mani sulle mie.

A due anni dalla morte di mio papà Emilio.

Di certi vecchi che vecchi non sono

Hanno pochi anni più di me. Mi accorgo di loro sul tram o in metropolitana perché se parlano mostrano i denti cariati e le gengive arrossate dall’infiammazione perenne nella quale vivono. So chi sono, perché qualcuno abitava nel mio quartiere, al Sansiretto. Ora non si vedono più, sono immersi nell’oblio nel quale avevano cercato di immergersi già da allora. Non mancano di dignità. Non puzzano e le tele di jeans con le quali si vestono sono lise ma pulite. Si capisce che hanno smesso la siringa da tanto, e anche se i buchi nel braccio non si vedono più, la mancanza di forza, quell’essere flaccidi senza grasso, è il segno del tempo. Parlano alla vecchina di fianco come avrebbero dovuto parlare alla loro madre, ora che non possono più farlo.

Ciò che rappresenta per il nostro destino personale l’eternità dell’aver-vissuto nessuno può dirlo e nessuno ne ha la benché minima idea; quanto agli uomini informati che pretendono di rispondere alla domanda che cosa?, non sono altro, come sappiamo, che ciarlatani. La morte, infatti, non è un indovinello né un enigma. […] è proprio in questo che la morte è un mistero. Questo mistero è il mistero del nostro tutti-i-giorni, il mistero di uno sguardo amico o di un sorriso grave, di un singhiozzo represso o di una connivenza furtiva, il mistero delle cose familiari e benevole che ci accompagnano dalla culla alla tomba.

In ricordo di Valter Binaghi a un anno dalla sua scomparsa: Vladimir Jankélévitch, La morte, 2009, pp. 462.

Su Michel de Certeau e uno studio recente di Diana Napoli a lui dedicato. Appare sull’edizione odierna di «Avvenire»

Su Michel de Certeau e uno studio recente di Diana Napoli a lui dedicato. Appare sull’edizione odierna di «Avvenire»

Sul cardinale Bessarione, ieri nelle pagine di «Avvenire».

Sul cardinale Bessarione, ieri nelle pagine di «Avvenire».

ascoltincuffia:

«I Shall Be Released», Bob Dylan, «Bob Dylan’s Greatest Hits», Volume II.

Scuote appena i capelli, biondi. Ma l’ombra che lascia sui miei occhi è la stessa di quarant’anni fa. Gli stessi jeans, lo stesso passo e la camicetta che si appoggia lieve sui fianchi. Allungo il passo, sono davanti e mi volto, le palpebre più aperte che posso nella luce della tarda mattina. Non poteva essere lei; non cerco nessuna di quegli anni, solo mi ostino a fermare il tempo.

3 settimane fa- 3

Arrancano sul marciapiede di corso Vercelli. Lei sessantenne, l’altra ottuagenaria, almeno. Curva, ma ben vestita, boffonchia qualcosa che non riesco a distinguere. Ma l’altra, secca, decisa: «Mamma ancora non capisci la logica della borsa da spiaggia». Stamane a Milano.

Chi può negare che la metropolitana milanese sia a certe ore un lungo esercizio penitente? Di fronte a me una ragazza indossa jeans attillatissimi, vita bassa tale che il pizzo rosso della mutandina occhieggia in un mezzo centimetro sopra il bordo. Oscilla di fronte al mio volto che mantiene l’impassibilità atarassica di uno stilita. Così mi resta solo di chinarmi sul telefonino e scrivere il mio post mattutino.

edizionimedusa:

Su «Avvenire», di ieri, 15 giugno, una breve recensione del «Fardello dell’identità. Le radici ebraiche» di Simone Weil. Un primo approccio critico sulla questione e sulle problematiche sollevate da queste pagine.

edizionimedusa:

Su «Avvenire», di ieri, 15 giugno, una breve recensione del «Fardello dell’identità. Le radici ebraiche» di Simone Weil. Un primo approccio critico sulla questione e sulle problematiche sollevate da queste pagine.

Il fardello dell’identità

edizionimedusa:

In questi giorni esce per Edizioni Medusa una raccolta di scritti di Simone Weil con i suoi scritti più antigiudaici: «Il fardello dell’identità. Le radici ebraiche»; a cura di Roberto Peverelli.

Il volume offre qualche inedito e raccoglie i testi più controversi della Weil.

Completano il volume un saggio mai tradotto di Georges Bataille e uno di Paul Giniewski.

Ne parla oggi, domenica 15 giugno, «Avvenire» con una mia presentazione.