Cronache di Pastrufazio

Pastrufazio si trova a Milano. Vista con gli occhi del Gadda della Cognizione del dolore. L'unico sguardo possibile per la mia città, «una brutta e mal combinata città». Ma pur sempre l'unica, in questa scempia nazione, in cui a qualcuno può venire in testa di «tradurre il caos in sistemi».

David Sylvian (il deutero Bowie) in Red Guitar. The first single from David’s debut album “Brilliant Trees”, the video features legendary photographer Angus McBean (part of the video is based on one of his photographs)and was directed by Anton Corbijn.

L’insipienza culturale di Pisapia

Il sindaco di Pastrufazio accoglie il Papa e tra varie banalità di base arriva a ricordare la sua famiglia numerosa. E fin qui va bene. Di colpo scarta e dice: «anch’io come lei e suo fratello vedevo il commissario Rex». Fino a questo punto di assoluta insipienza e degrado della retorica pubblica non credo si fosse giunti in discorsi ufficiali, che appunto sono tali perché tengono presente la dimensione vasta della cittadinanza e che per questo devono mantenere il livello del confronto alto e distinto, anche se non soprattutto nella differenza delle posizioni. Fossi un laico sarei molto arrabbiato. Ma come si fa ad accettare una corriva e inutile pacca sulle spalle data a un Papa da cui ci si può e, per i laici, ci si deve distinguere, in questo modo… o si vuol dire che l’unica cosa che ci unisce è il commissario Rex? Pessimo e deludente.

Estetica del Kitchen Aid tra il futile e il dilettevole… eppure qualcosa va storto in questo video (di Andy Warhol) nel quale i rumori del vinile sono, credo, intenzionalmente amplificati fino a rendere inascoltabile e distorta la musica. Dietro la patina bionda di Nico, o subito in evidenza, il quotidiano impossibile da superare… quasi meglio della Nausea di Sartre… anzi proprio meglio…

Endiadi artistiche: S. Bulgakov e N. Berdjaev

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«Il cadavere della bellezza. La crisi dell’arte»: due testi, il primo di S. Bulgakov e il secondo di N. Berdjaev raccolti insieme per una sorta di nuovo «quadri di un’esposizione» le cui cadenze sono scandite dal lucido approccio al primo Picasso, su su fino a lambire le contraddizioni che il seguito dell’arte moderna spiegherà in tutta la loro drammaticità.

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T. Géricault, Studi di anatomia, collezione privata, in preparazione della «Zattera della Medusa»    

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T. Géricault, Studi di anatomia, collezione privata, in preparazione della «Zattera della Medusa»    

Questa impresa da filibustiere, che saccheggia a caso i relitti di un mondo ormai privato di valore e di senso, mentre l’artista aveva avuto come missione di custodire e considerare l’unità del visibile, provocherà l’invasione dell’opera da parte di questi odds and ends che sono i fogli di giornale e i pezzi di carta dipinta incorporati nel quadro, aspettando, per uno slittamento impercettibile ma inevitabile, i fiammiferi e i biglietti di metrò, le forcine e gli spilli da balia, i coperchi arrugginiti di scatole di conserva, gli stracci sporchi e i rifiuti, per finire con la polvere di cioccolato, le ceneri di sigaretta e i diversi umori del corpo umano. Tutto è ormai buono per affermare che l’opera non è più ciò che era stata un tempo – una rappresentazione armonica dell’idea che ci si fa del mondo, dei suoi abitanti e delle sue divinità –, ma la giustapposizione più o meno aleatoria dei suoi scarti, con l’imposizione del regno tirannico dell’oggetto che tutto invade, la «realtà ruvida da stringere», senza neanche una mano adatta ad afferrarla.

Jean Clair, De Immundo, Abscondita, Milano 2005, p. 74