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Cronache di Pastrufazio

Pastrufazio si trova a Milano. Vista con gli occhi del Gadda della «Cognizione del dolore». L'unico sguardo possibile per la mia città, «una brutta e mal combinata città». Ma pur sempre l'unica, in questa scempia nazione, in cui a qualcuno può venire in testa di «tradurre il caos in sistemi».

La caratteristica dei Dolori e dei Piaceri è che non si può sbagliare sulla loro realtà e perciò, in quanto esistono, offrono all’uomo che li prova una pietra di paragone della realtà. Così, se ti fossi provato a dannare il tuo giovanotto con il metodo romantico – facendone una specie di Cavaliere Aroldo e di Werther immerso in un sentimento di compassione personale per cordogli immaginari – avresti dovuto far in modo che non provasse in nessun modo un dolore vero; perché, naturalmente, cinque minuti di genuino dolor di denti rivelerebbe i dolori romantici per quell’assurdo che sono e metterebbe a nudo il tuo stratagemma.

Dalla «Lettera XIII» di Berlicche a suo nipote Malacoda; C.S. Lewis, Le lettere di Berlicche, ed Mondadori del 1950, p. 65

Su «Avvenire» di giovedì scorso, 16 ottobre.

Su «Avvenire» di giovedì scorso, 16 ottobre.

Su «Avvenire» di ieri.

Su «Avvenire» di ieri.

La ghigliottina

Scrive Gramellini: «Stavolta non hanno tagliato la testa a un soldato, a un giornalista o a un volontario: qualcuno che avesse a che fare con la guerra. Stavolta, e per la prima volta, a venire macellato come simbolo dell’Occidente è una persona che passava di lì per motivi suoi. Hervé Pierre Gourdel era un alpinista e fotografo di paesaggi: stava facendo trekking sui monti d’Algeria. I masnadieri lo hanno localizzato, sequestrato e giustiziato nel giro di quarantott’ore, non prima di averlo costretto al rito surreale e stalinista dell’autoaccusa. Nel video si vede un uomo con i capelli bianchi - un nonno giovane o un padre vecchio - in ginocchio davanti alla telecamera mentre ripete a pappagallo delle frasi contro Hollande. E appena la sua voce ha un sussulto di esitazione, il miliziano gli avvicina il fucile alla testa per fargli paura. Si percepisce il senso di straniamento, la totale incoerenza tra il contesto dell’azione e il personaggio principale: a tutti gli effetti un turista. E anche se né a me né a voi verrebbe mai in mente di scalare montagne infestate da tagliagole, è impossibile non avvertire la sensazione che al suo posto avrebbe potuto esserci uno di noi.»

Gramellini ha un inciso ambiguo e inaccettabile: «anche se né a me né a voi verrebbe mai in mente di scalare montagne infestate da tagliagole». Per l’alpinista che era Herve le montagne NON possono essere infestate da tagliagole… QUELLE montagne poi! Di fronte a ciò che è accaduto e come è accaduto bastava che si fosse limitato a scrivere: «impossibile non avvertire la sensazione che al suo posto avrebbe potuto esserci uno di noi». Si scrive bene per sottrazione…

3 settimane fa
Oggi [14-09-24] su «Avvenire».

Oggi [14-09-24] su «Avvenire».

Summer Song (In The Autumn), Peter Hammil, da «Fool’s Mate» (1971)

Sebbene in quegli anni non ci fosse verità, quella dell’autunno l’ascoltavo nella musica. Qualche volta era nella voce enfatica di Peter Hammil. Avevo comprato il vinile senza avere neppure il giradischi. Mendicavo un ascolto da qualche amico, nel pomeriggio di qualche domenica. Da allora aspetto che il sole si abbassi di quel tanto che avvisi i distratti del mutarsi della stagione per ascoltarlo per l’ennesima volta. Oggi mi sembrava uno di quei giorni.

1 mese fa

Viaggiare in metrò la mattina ti obbliga a tenere il capo chino. È un esercizio prescritto dalla penitenzieria di Port-Royal. Sennonché, la postura è di quelle che inducono a una certa indulgenza nei confronti del feticismo dei piedi. Fenomenologia dei piedi metropolitani, apoteosi dell’alluce umanizzante contro la costrizione disciplinare della scarpa civilizzatrice…

Recensione all’ultimo libro di Alessandro Dal Lago, I benpensanti. Contro i tutori dell’ordine filosofico, su «Avvenire» di martedì, 9 settembre.

Recensione all’ultimo libro di Alessandro Dal Lago, I benpensanti. Contro i tutori dell’ordine filosofico, su «Avvenire» di martedì, 9 settembre.

La mia mano mentre si aggrappa alla roccia. In questo caso non scrive, è la roccia che la sorregge, chiama al movimento, chiede di essere seguita nelle sue fessure e nelle crepe, assecondata nelle sue inclinazioni, rispettata nella sua durezza. Solo attraverso questa disciplina si può sperare di sfuggire alla gravità. La pagina bianca, invece, nella sua piatta dimensione, invita alla mancanza di rigore, all’arbitrario muoversi dell’arto; illude e incanta chi si avvicina credendo di affacciarsi all’abisso e invece è, nella maggior parte dei casi, solo un affaccendarsi domestico sul proprio ombelico. La roccia non si fa scrivere; è lei, piuttosto, che inscrive sul corpo di chi si confronta con essa, la dura necessità della vita.

La mia mano mentre si aggrappa alla roccia. In questo caso non scrive, è la roccia che la sorregge, chiama al movimento, chiede di essere seguita nelle sue fessure e nelle crepe, assecondata nelle sue inclinazioni, rispettata nella sua durezza. Solo attraverso questa disciplina si può sperare di sfuggire alla gravità. La pagina bianca, invece, nella sua piatta dimensione, invita alla mancanza di rigore, all’arbitrario muoversi dell’arto; illude e incanta chi si avvicina credendo di affacciarsi all’abisso e invece è, nella maggior parte dei casi, solo un affaccendarsi domestico sul proprio ombelico. La roccia non si fa scrivere; è lei, piuttosto, che inscrive sul corpo di chi si confronta con essa, la dura necessità della vita.

ascoltincuffia:

POST IMAGE invite JOHN GREAVES - Smile

(Fonte: youtube.com)